lunedì, 03 novembre 2008
Sabato.
Alle 7 subito dopo la sveglia, sento arrivare da fuori un gran rumore che non riesco a decifrare. Mi alzo di scatto, coi gatti che scappano al mio sbattere delle coperte, guardo fuori: c’e’ il sole e non e’ pioggia, apro per sentire meglio. Ma che diavolo e’, non riesco a capire. Poi guardo meglio gli alberi nel viale, e ogni singola cima di ramo si muove, ma non e’ il vento. Sono centinaia di storni. Aspetto con trepidazione questa stagione. La stagione in cui si preparano a partire. Al mattino, ma soprattutto il pomeriggio, prima del tramonto, vanno dagli alberi del viale sotto casa, agli alberi dei giardini di Palazzo del Principe. E si muovono riempiendo il cielo di disegni fantastici. Poi mentre muovono le ali (che ho lette essere iridescenti, come il loro corpo) un raggio di sole li colpisce e da disegno nero, diventano d’argento. Io mi commuovo. Lo so, pare portino pure malattie nelle feci che depositano soprattutto nelle citta’ (non so perche’ piu’ in citta’ che in campagna, boh, ma ho letto cosi’), ma sono bellissimi. Parte uno e… via tutti, a gruppi sino a costituirne uno unico. Si preparano loro. Aspettano di essere tantissimi per affrontare il volo sino all’Africa. In formazione si riparano dagli assalti dei rapaci.
Che si provi un falco pellegrino a sfondare questo muro alato!
Ad Ovada c’era il mercatino dell’antiquariato. A Genova un sole incredibile e un cielo che piu’ blu non si poteva. Passati il turchino, 7 gradi. Pensavo di seccare dal freddo e di annegare dalla pioggia, invece solo il solito clima da basso piemonte, umidiccio ma meno freddo del previsto. Si e’ poi aperto pure un po’ il cielo bianchiccio e ha lasciato intravedere un po’ d’azzurro. Siamo tornati indietro con l’ennesimo sovra porta - che pensavo sarebbe andato a tenere compagnia agli altri in attesa di sistemazione. Invece, maligna io, pare che questo abbia gia’ trovato una possibile collocazione. Per il 2015 si potrebbe sperare di vederlo messo su.
Domenica.
Il passato e’ una terra straniera e’ un film che si lascia vedere, anche se devo aver visto una copia di stramerda. I trailers sono stati proiettati a fuoco, poi da quello che precedeva il film, il fuoco e’ andato a fare inculo. Tenendo anche conto che il film e’ girato con questa tecnica della sfocatura, cioe’ si va a fuoco solo quando il soggetto interessato e’ in primo piano, il fastidio di avere uno sfuoco da proiezione (non voluto) sullo sfuoco da ripresa (voluto) mi ha creato un leggero disagio agli occhi e puranco allo stomaco. Film bello nell’insieme, crudo e attualissimo, che andrebbe fatto vedere nelle scuole superiori, dove mi si dice ci siano diversi ragazzi molto, molto interessati al gioco (o forse solo in conseguenza di un guadagno facile, chissa’… con tutti questi che si fanno da soli). Ho letto le critiche al film (pochine per la verita’), nel senso che si racconta la trama e si fa l’analisi del testo, ma nessuno ti dice, ben girato, ben montato, belle luci, cagata pazzesca.
Niente di niente signori. Oramai questo e’ quello che passa il convento. All’uscita dalla sala c’era un critico genovese ed io ho chiesto al ragazzo se c’erano problemi alla proiezione e all’audio in sala. Questo mi ha guardato e mi ha detto “PERCHEEEE?” “Perche’ il film era sfuocato e l’audio faceva schifo” dico io. Il critico allora si accoda e dice “e’ vero, al di la’ dell’effetto sfocatura, era sfocato, ai titoli per esempio”. Il ragazzo si difende dicendo “Ma solo nel primo tempo!” Mi arrendo, visto che i titoli di coda non si riuscivano a leggere. Mi dispiace. E’ una delle piccole sale che amo e nelle quali ancora vado a vedere qualche film. Il critico mi dice che non ha capito la trasferta a Barcellona, io lo guardo e gli dico “mi pare ci fosse anche nel libro” e lui “il libro non l’ho letto… ma questo flashback sinceramente…”.
Io ammutolisco e saluto. Il flashback e’ solo un pretesto per raccontare la storia; durante la trasferta a Barcellona accade qualcosa che apre uno spiraglio nella lettura dei personaggi, di uno soprattutto.
Penso, quello di mestiere fa il critico, perche’ non mi dice qualcosa sul film e non sul racconto che non ha (tra l’altro) letto?
Ve lo dico io come l’ho trovato. E’ girato benino. Belle le luci e uno sforzo notevole nel ricostruire atmosfere cosi’ diverse tra loro. Gli attori sono tutti all’altezza dei loro ruoli, anche se alcuni stereotipati. Vabbe’, uno sceneggiato girato bene ecco.
E poi sono passata da Feltrinelli. L’ultimo di Camilleri, L’arte del dubbio; Lune nere, un libro che mi sono fatta arrivare di Evangelisti e Ferrucci (blogger, qui su splinder) - trovato scontato, ma stampato senza la fine del racconto di Ferrucci, dal quale avevo iniziato, e che mi pareva caruccio - e Io sono un gatto di un giapponese, del quale non ricordo il nome, figurarsi il cognome.
E poi, tregenda, sono andata a vedere un amico recitare una piccola cosa. E lui, devo dire, secondo me era nel pezzo piu’ carino (infatti ha vinto il premio della giuria giovani, che non conta una cippa, ma hanno motivato meglio che la giuria seria): Festival della regia, una rassegna di teatro amatoriale, 18 minuti per far capire Amleto. I piu’ hanno sbarellato, producendo stranezze e boiate imbarazzanti. E' stata premiata poi, non la regia ma una prova attorale decente.
Lunedi’.
Ho visto che sono arrivati qui in molti cercando Doppia morte al governo vecchio di Ugo Moretti, romanzo dal quale e’ stato tratto il film di Steno,  Doppio delitto (ne scrivevo qui), trasmesso sabato sera da La 7.
Volevo dire a questi signori (non so perche’ ma penso siano uomini) che purtroppo il libro di Moretti non si trova. L’ho cercato e molto anche.
Libro: Doppia morte al governo vecchio
Autore: Moretti Ugo
Editore: Bariletti
Genere: Letteratura Italiana
data publ.: 1990
Attualmente non disponibile 
Prezzo di listino: € 9,30 
Se venissi a sapere di una ristampa, ne daro’ - con piacere - comunicazione qui.

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lunedì, 27 ottobre 2008
Diego De Silva mi prende a schiaffi continuamente. E poi mi colpisce, spesso violentemente, alla bocca dello stomaco. Mi fa piegare dal dolore. Poi mi prende dolcemente. Si avvicina da vero bastardo, e mi sussurra qualcosa sul viso - non sento le parole, solo l’alito tiepido - e poi mentre io divento morbida (mi rilasso, sto pensando alla sua lingua sulla mia), mi sento tirare la testa indietro - mi ha presa per i capelli e mentre sono tesa in questa posizione innaturale, sorpresa, ancora spero che cambi idea e la sua lingua aperta lecchi il mio viso con forza - mi sento arrivare una ginocchiata sulla fica. L’osso e’ dolorante, vorrei urlare, ma non ci riesco “lo faccio per te” dice, proteso su di me, davanti alla mia bocca, “devo farti male se vuoi vedere. Se tu non provassi dolore, saresti un’anima persa e non servirebbe a niente raccontarti.” So che ha ragione. Io non posso piu’ fare a meno di questo gioco.
Io me lo vedo l’avvocato che si butta la giacca sulla spalla e facendo questo movimento gli si gira la cravatta e gli resta piegata sulla spalla (Voglio guardare) e me la vedo quella porta del frigo immaginata dietro alle finestre, con su gli adesivi dei formaggini (Certi bambini).
Io sono cieca, ma vedo tutto. Lui riesce a farmi vedere quello che i suoi occhi sanno vedere.
“Guarda - mi dice - vedi attraverso i miei occhi, fidati di me. Impara”
E’ questo che mi dice quando mi sussurra nelle orecchie.
Io mi fido e ancora una volta la sua voce, nelle mie orecchie, mi fotte.
E ancora, una mano alla gola, come a soffocarmi.
E nonostante tutto questo, continuo a cercarlo.

[Lo so che potrei farmi convincere a camminare sui carboni ardenti,  o sulla pizza appena sfornata come grillo,  io che non riesco neppure a camminare sulla sabbia fine, se mi promettessero, per una volta, una volta soltanto, di riuscire a  trasmettere qualcosa, la milionesima parte di come sa far lui.]

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mercoledì, 22 ottobre 2008
Mi sono fatta fottere. L’ho gia’ scritto mi pare. Giorni fa sono andata al supermercato durante la pausa per comprarmi qualcosa da mangiare (sono anni che non vado piu’ a mensa, e dopo che l’anno scorso, mi dicono, ho fatto piangere la capocuoca, non ci ho piu’ messo piede). E allora nei deliziosi 35 minuti di pausa mi compro qualcosa al supermercato di fronte e me lo sgranocchio. C’era Estasi culinarie, con un piccolissimo sconto, di Muriel Barbery. Mi sono fatta fottere. Ma guarda te, mi sono detta, la ragazza ha riscritto (a me L’eleganza del riccio era piaciuto, un po’ paraculo, ma mi era piaciuto). E invece no, sono sti strafottutissimi editori che mi hanno fottuto, perche’ questo racconto? romanzo? paraculata? e’ del 2000. E quindi se sta Muriel con questo non l’avevano notata per qualcosa sara’ stato e uno, leggendolo, poi se lo spiega. Mi sono fatta fottere.
All’inizio pensavo che avesse visto Ratatouille e si fosse ispirata alla vita del critico. Mi sono fatta fottere. E’ una pippa senza senso.
Pero’…
Mi ha fatto venire alla mente una cosa. A una cosa che scrivo spesso, sul fatto del gusto, dei sapori che si ricordano diversi da quelli che poi si sentono, dando sempre la colpa che certe prelibatezze non si assaggiano piu’, magari perche’ non ci sono piu’ le nonne o le mamme a prepararle, o come nel caso delle fragole di bosco che nemmeno le trovi piu’, e anche se le trovi ti sembrano comunque diverse.
E’ tanto, tanto tempo che non assaggio una cosa buonissima, di quelle che ti sciogli, di quelle che chiudi gli occhi per assaporarla, oppure proprio come nel caso del critico di Ratatouille, che trovi un sapore cosi’ intenso, in grado di catapultarti nel passato.
Pero’…
Mentre leggevo, pensavo all’ultima volta che mi era capitato un evento del genere, insomma se non proprio celestiale, almeno terreno.
Ero da amici e stavamo cucinando, quando si e’ materializzato un piatto di fette di pane toscano imburrate (non tostate) con le acciughe salate sopra, preparato da C. per ingannare l’attesa e il vuoto dello stomaco.
Ecco, io non me lo ricordavo piu’ quanto era buono, addentare il pane, sentire il burro freddo sui denti e l’acciuga sulla lingua e sul palato.
Perche’ ho detto tutto questo senza arrivare da qualche parte?
Per dirvi di non leggere Estasi culinarie, ma di ricordarvi di mangiare pane, burro e acciughe.

Vogliate gradire un genovesissimo intermezzo di musica leggera
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lunedì, 13 ottobre 2008

 *



Che questo fine settimana mi ha fatto pensare a quanta umanita’ si perda chi giri in auto. Viaggiare in autobus a volte e’ frustrante lo so. Si perde un sacco di tempo, ma da quando ho smesso l’auto, leggo molto di piu’, posso guardare ad un’altezza preclusa ad altri, non sono isterica per gli idioti che girano in citta’, per le moto che ti sorpassano a sinistra, e incontro delle “storie viventi”. L’Ungherese, Michele e la signora bionda che fa la mignotta, il magistrato col quale parliamo di libri. Poi ho visto la ragazza col giubbotto di pelle e il colletto di pelliccia di marmotta che con i 21 gradi alle 20, ti veniva da chiederti come se l’era cavata a mezzogiorno con i 31 gradi che c’erano in citta’. E non erano percepiti: c’erano per davvero. Sono stata al mare, pareva luglio, e nello stabilimento chiuso c’erano tutti. Non ne mancava uno all’appello. Ho letto e conversato amabilmente con un ricercatore del CNR, furioso per i suoi “precari”, che mai diventeranno “fissi”, ne tantomeno - se passa un decreto sulle fondazioni - potranno piu’ essere assunti neppure come precari. Verso sera, con un tramonto da urlo, sono andata a trovare un amico che ha rilevato un locale. Un bar-ristorante all’interno di un circolo di vela: sulla spiaggia di priaruggia, dove i soci giocano a carte, i pescatori vanno a bere un bicchiere di vino, i ragazzini comprano le patatine e “una bottiglietta d’acqua ghiacciata con le bolle, per piacere”. Uno di quei luoghi magici che sopravvivono nonostante il mondo vada a puttane (mi perdoni la signora bionda). Il mio amico lo ha rilevato da poco e si cimenta con le acciughe fritte, il fritto di pesce, gli spaghetti con la pescatrice, le focaccette fritte con lo stracchino, i friscieu di baccala’.
Ho cominciato un libro Mumbo Jumbo di Ishmael Reed, ma non ci ho capito veramente un cazzo (magari poi ci riprovo)  e l’ho mollato li’. Credo, ma lo credo soltanto, sia una metafora. Mentre lo leggevo (o per la verita’ provavo a leggerlo) mi tornava alla mente l’atmosfera di “Caccia alle streghe” uno strano film di  Paul Schrader (il regista di quel meraviglioso film che e’ Hardcore), che e’ poi una metafora sul fatto che “anche Hollywood passo’ un brutto momento quando le idee, anche vagamente comuniste, erano condannate”. Non credo abbia nulla a spartire, ma che era una satira e una condanna, ecco, questo l’ho capito.
Poi, Nietzsche e Oreste sono fatti uno di seta e l'altro di lana: lo so non centra un cazzo, ma ve lo volevo dire.
Volevo dirvi invece, e questo magari potra' interessare qualcuno, che ho letto con piacere un saggio di Pierre Bayard: “Come parlare di un libro senza averlo mai letto”, Excelsior 1881. Saggetto estremamente colto. Ho decretato che il succo del saggio e’ questo:

“Per tutte le ragioni illustrate in questo saggio, da parte mia continuero, senza lasciarmi allontanare dalla mia strada dalle possibili critiche, a parlare con costanza e altrettanta serenita’ di libri che non ho letto.
Avrei l’impressione, se facessi altrimenti riunendomi alla folla del lettori passivi, di tradire me stesso e di essere infedele verso l’ambiente da cui provengo e verso il cammino che ho dovuto percorrere fra i libri per arrivare a creare, non meno che verso il compito che oggi sento di dover portare avanti: quello di aiutare gli altri a vincere la loro paura della cultura, e ad avere il coraggio di staccarsene per cominciare a scrivere.”

Gran paraculo il Bayard.

Della cultura e di quanto poco serva, deve esserne conscia la giovane amica di una mia amica, che venerdi', fresca di un 30 in un esame (frequenta lettere, la piccola) va a trovare la mia amica e le dice "si', si' tu me lo dissi che il portiere era uno un po' strano..."
Ho detto alla mia amica che avrebbe dovuto rispondere " si', vedo che ti ricordi, io te lo dibbi..."

Che tra l'altro fa il paio con questo scambio di mail
io:
Nell'installazione di **** ho incontrato blocchi all'installazione stessa.
Potete aiutarmi?
loro:
per installare i componenti **** bisogna eseguire delle semplici impostazioni sul browser.
Innanzitutto bisogna avere i diritti di amministratore del computer, poi le consiglio di consultare il file di impostazione (è un pdf) selezionabile dal menu a tendina (risorse) presente in alto a destra che risulterà disponibile dopo aver selezionato il titolo del corso a cui è stata iscritta, dove troverà delle semplici istruzioni per configurare al meglio il suo browser.
Fatto questo le consiglio di eseguire il "Test del computer" disponibile allo stesso livello di "Lezioni" e riprovare ad installare i componenti.
Mi faccia sapere se va a buon fine.

E secondo voi, grandissime testine di cazzo, io prima di scrivervi, non avevo gia' provato a fare quello che voi mi indicate nella vostra merdosissima mail?

E adesso, vogliate gradire un momento di musica leggera.
 

* Nella foto (che non centra un cazzo, ma l'ho fatta sabato e la volevo mettere) "Amanti al tramonto" - piu' che amanti parevano due disperati, ma fa fico, come il titolo dei quadri nelle televendite.
mercoledì, 08 ottobre 2008
Sono su un treno a meta’ pomeriggio. Credo sia primavera - inizio estate del 2000. Credo.
Sto tornando da Sanremo dove sono stata per lavoro.
Sto leggendo un libro. Un giallo Mondadori. Non ho l’abitudine di leggere gialli Mondadori, non perche’ io li schifi, ma semplicemente non ne ho mai letto uno. Perche’? Non lo so.
Pero’ da anni ho scoperto per caso in edicola, a causa della mia mania per i gatti (ho un settore della mia libreria “gatti” - libri umoristici, racconti di pazzi, libri illustrati - inutile dirlo, i gatti in genere preferiscono che io legga loro racconti dell’orrore, hanno iniziato con Dracula e hanno continuato col genere - , beh, dicevo questa autrice: Lilian Jackson Braun, che scrive di un giornalista diventato miliardario che ha ereditato due gatti, Koko e Yum Yum.
‘Na cagata, ma mi divertono. Si parla di cucina, di arte e di amore per i gatti.
Sto li’ che mi leggo il mio libro e si apre la porta dello scompartimento. Entra un tipo robustello seguito da una tipa strampalata con una borsa enorme.
Lui ha un gilet blu di quelli da fotografi - con le tasche - un sigaro spento in mano, la cenere addosso, i capelli arruffati e due occhi neri bellissimi. Lei ha due mani, ma pare ne abbia cento, un bel fisico, molto alternativa-trendy ma non se la tira. E’ simpatica: sorride.
Lui appena seduto comincia a chiedere a lei l’accendino. Lei cerca nella grande borsa. Non lo trova. Tira fuori tutto, ma non lo trova. Io mi avvicino a lui e gli porgo il mio. Lui sorride, mi ringrazia e allunga il collo per vedere cosa sto leggendo.
“Gialli Mondadori...” fa lui
“una cagata da treno...” dico io “ non leggo mai gialli Mondadori,  ma questo parla di gatti...”
"...
 L. J. Braun” fa lui
“Si’, una cosetta cosi’... io sono fissata coi gatti e allora qui ci sono due gatti...”
“... si’ lo so, Koko e Yum Yum”- mi interrompe
O cazzo. Il nome dell’autrice puo’ averlo letto sulla copertina, ma questo li conosce.
Bella figura di merda gli ho appena detto che sono una cagata e sicuramente li legge pure lui...
“... io scrivo gialli per Mondadori”
Ecco.
Non ho fatto una figura di merda, di piu’.
Non cerco neanche di recuperare. Tanto lui ha da fare. Gli si e’ rispento il sigaro e chiede alla sua accompagnatrice se ha da accendere. Lei risvuota la borsa per l’ennesima volta e trova un accendino.
Nello svuotare la borsa tira fuori dei libri. Libri tutti uguali.
Lui continua a parlare con me, di dove sei, cosa fai , da dove ne vieni, cosa sei andata a fare, ecc. ecc.
Viene il mio turno di chiedere. Lui dice “Siamo andati a fare promozione a questo libro ad Alassio". Me lo porge.
Che strano. Io non so chi sia lui ma sono sicura che ho sentito citare per radio o visto su un giornale  il titolo del libro. Ma non l’ho visto come titolo, ma come argomento di una discussione. Che strano, sono sicura e glielo dico, ma sembro scema. Ricordo una cosa… ma non la ricordo… pero’…
Eppure e'  cosi.
Si presenta. Mi scrive su un foglietto di carta il suo numero di cellulare, io gli porgo il mio biglietto da visita. Gli dico se vuole venire a presentare il suo libro a Genova che conosco tanti librai. Lui dice che ha sete che berrebbe una birra ma non passa nessuno col carrello. Nel frattempo chiede alla ragazza nuovamente l’accendino. Lui dice ti chiamo. Io penso tra me, si’ sicuro, che ti credo.
Arrivo a Genova, loro proseguono per Milano. Li saluto e li lascio mentre lui si domanda a voce altra se si puo’ bere una birra. Lei dice non c’e’ tempo. Mi allontano, scendo dal treno pensando a quello strano tipo.
L’indomani cerco in Internet. Chiedo ai librai. E’ famoso. E un po matto mi dicono. E un po’ iroso. Ma bravo.
Io non ne so nulla.
Mi compro il libro. Mi piace moltissimo. All’ultima pagina trovo un numero di cellulare, dove lui nel suo libro chiede di chiamare per eventuali lamentele. Lo confronto con il numero che mi ha dato: e’ lo stesso.
Mi compro tutto di lui e divoro tutto. Qualche libro e’ veramente sublime, qualcuno cosi’ cosi’, ma leggerlo e’ comunque una sorpresa.
Trovo che il personaggio del suo libro assomigli molto a quel ragazzo conosciuto in treno. Poi ci sono due e tre aspetti che non riconosco.
Passa qualche mese e mi chiama: “Sono a Genova  domani per presentare il libro. Vieni?”
Io ci vado. Non mi ha neppure chiamata per fargli un favore, solo si e’ ricordato. Quasi non ci credo.
Non trovo piu’ il ragazzo sconclusionato del treno, trovo un uomo impostato. E’ intelligente non c’e’ dubbio ma qui c’e’ la mano dell’editore, da Feltrinelli a Mondadori.
Mi richiama un paio di volte ad altre presentazioni. Le parole sono sempre le stesse. Quelle che parevano improvvisate, scopro far parte di un copione prestabilito.
Ho amato ogni tua parola scritta, ma questo qui che vedo non sei tu.
Se ti avessi visto ad una presentazione, prima che su quel treno, non avrei mai comprato un tuo libro, non mi avresti incuriosito, mi avresti infastidito.
Ti ho rivisto in tv, sui giornali, dovunque.
Non sembri piu’ tu, eppure ancora mi piace leggerti.
Devo solo pensare a un ragazzo incontrato su un treno mentre tornavo da Sanremo.
Per caso.
 
L’assenza dell’assenzio
di A.G. Pinketts
1999, Mondadori

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lunedì, 06 ottobre 2008
Giorni fa girando sui blog mi sono imbattuta in uno che raccontava che nonsolomamma ha scritto un libro. Io nonsolomamma lo leggo, non tutti i giorni, ma lo leggo, che secondo me lei e’ proprio spiritosa. Non lo commento, che non ho da condividere cacche e asili, e mi sento fuori da quel mondo li',  ma lo leggo.
Per farla breve ieri riesco a vedere una sua partecipazione a Cominciamo bene, della quale si parlava sul blog.
Ed e’ il delirio.
Questa povera fanciulla, che oltre ad essere spiritosa e’ anche molto graziosa e con un bel sorriso, si e’ ritrovata in studio con delle iene.
No, non con le iene quelle vestite di nero che fanno il verso a tarantino, con delle iene vere.
Le tre sedute accanto a lei parevano le protagoniste di un film che stava a meta’ tra Sunset Boulevard e Freaks.
Invitata lei, povera, chissa’ a far cosa.
Io pensavo fosse un’ospitata che le aveva imposta e preparata la casa editrice, in realta’ e’ andata cosi’: la fanno parlare del blog, pochissimo. Lei riesce nonostante la sua semplicita’ e timidezza ad esprimere due concetti. La bionda, con il modo di parlare da sciura, vestita al mattino alle 11 da ballerina del bagaglino, comincia a dire stronzate tipo “povere mamme che si devono parlare dai blog” e io penso certo se non lavorasse potrebbe passare ore a intrattenersi con le altre mamme dopo aver accompagnato i bambini a scuola, e poi prendersi un caffe’ e poi farsi anche dare due colpi dall’idraulico, ma la povera nonsolomamma lavora e ce l’ha nel culo.
“Che idiota” dico, ed f. “ma quella non e’ la exdicalderoli?” io mi giro stupefatta “e che ne so chi e’ questa?, una invasata, penso” e invece no era lei (che lo dicono nei commenti del post). Poi c’era una del grande fratello alla quale chiedevano se era giusto esibire in tv la propria vita, e lei rispondeva che lei e’ intima, infatti al grande fratello lei ci e' andata perche' aveva fatto un fioretto, mica per esibizionismo. Poi c’era la nostra signora dei giornali da parrucchiere, che non puo’ piu’ muovere la testa, che le cade la faccia e anche lei ha detto che le cose personali non si dicono, soprattutto le parolacce nei reality che non sta bene. Mi chiedo se si renda conto di quanto sia volgare parlare dei cazzi degli altri o appropriarsi dei cazzi degli altri e darli in pasto al mondo. Ma mi chiedo anche, che me lo chiedo a fare.
Poi c’era l’esperto, il prof. vattelapesca che dispensava perle.
Ah, proprio messa bene la nostra spaesata rappresentante dei blogger-gente comune.
E poi come se non bastasse qualche cretina anonima nei commenti glielo ha menato firmandosi mamma che lavora.
Io un consiglio alla nonsolomamma ce lo voglio dare:
“non ci vada in tv, anche se e’ una marchetta che le impongono per il libro. Si faccia intervistare da qualche altra trasmissione radio, tipo Fahrenheit, che li’ sono seri e se dicono che parlano di libri, di quello parlano. Lei , mia cara, si vede che e’ una bella persona. Non si faccia piu’ fregare. Noi, se vuole l’aiutiamo, col passaparola, con quello che vuole, ma lasci perdere i mostri, che certe trasmissioni secondo me sono deleterie”.

Poi volevo anche dire che ho visto Chetempochefa e che il titolo piu’ giusto per queste due prime puntate era Chepenachefa. Albanese ha presentato un personaggio grevissimo. La Littizzetto l’ho vista poco, Spike Lee mi sta sul culo, ma devo dire una cosa che ho persino paura a dire.
Ho trovato bravissimo Panariello.
Sia ben chiaro: io lo odio. E proprio non riesco a vedermelo davanti, lui e i suoi personaggi che tutti ricordano, ma lui e’ un raro esempio di come essere se stessi. In genere, quando vengono intervistati i comici, fanno pena, Benigni compreso. E invece lui e’ meglio dei i suoi autori testi. E poi i proventi del libro sono per gli animali. E a me mi piace.
Cosi’… volevo dirlo.

Poi ieri sera mentre f. dava la pappa a Tomasina, in tv c’era la trasmissione dei pacchi e io potrei anche vederla per ore ma a raccontarvi che ho capito cosa minchia succede, direi bugie. E grosse anche. Un gran bel traino per il tg 1 non c’e’ che dire.
A rileggere il pezzo mi viene alla mente un personaggio tv che compariva nelle trasmissioni del sabato e della domenica mattina.
Si’, quelle mattine che appena alzate, piove, e voi dovete scegliere tra:

- mettervi a fare quello che non avete fatto in settimana, nel fine settimana precedente e in tutti gli altri;

- accendervi una sigaretta e aspettare che vi arrivi la voglia di fare qualcosa, qualsiasi cosa, anche la cacca va bene, basta uscire dal coma;

- sperare che vi venga la forza di vestirvi e uscire, prima che la voglia  di tagliarvi le vene abbia il sopravvento,

e distrattamente date una ditata al telecomando e restate li’ sedute un po’ storte sulla punta della sedia, con lo sguardo ebete, i denti ancora da lavare, stregate da tanta idiozia.
Ecco la critica televisiva che e’ sempre vestita di rosso, alta 1 e venti, gli occhiali spessi un dito e che parla romano de borgata.
Quella che pare Tootsie, ma piu’ grassa e piu’ bassa.
Quella li’ che non ci azzecca un cazzo e fa la critica delle fiction tv.
Pero’ io ci vedo un po’ meglio e quella vociaccia di merda non ce l’ho.

Ma la cosa che piu’ mi sconvolge e’:
come faceva a sapere f. che quella era laexdicalderoli?
Non e’ che quando mi dice che si vede il GP e il Moto GP in realta’ si attacca a Domenica In?

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martedì, 30 settembre 2008

Sabato mattina faccio una scappata da Feltrinelli.
Ed li' che trovo un De Silva e un Farinetti non ancora letti.
Mi fermo al punto cliente che ci sta il mio amico P. e vedo sul bancone tutto David Foster Wallace e mi scappa un "oh cazzo". P. mi guarda e mi dice "indovina un po'?" e io come la lezioncina (che oramai l'ho imparata):  "perche' si e' suicidato e tutti ve lo chiedono e allora voi lo mettete sul banco..." e lui "...Brava!".
Io dico "L'ho letto sui blog prima che sui giornali. Di lui ho letto solo - e nemmeno tutto - "Brevi interviste con uomini schifosi", che mi era piaciuto il titolo, ma e' finito nei libri cominciati. Lui risponde "Cazzo, pero' suicidarsi a 46 anni...".
Gli racconto (e non e' la prima volta) che Jan Potocki lo ha fatto pensandoci una vita limando giorno per giorno la ghianda di una zuccheriera sino a che non e' entrata nella sua pistola e ....un bel colpo alla testa. Questo episodio lo citava anche Camilleri in un suo racconto breve. Ma credo di averti gia' detto anche questo P. Come ti ho sicuramente detto che "Manoscritto trovato a Saragozza" e' un capolavoro assoluto.
Quando si spegneranno i riflettori su DFW, magari andro' a cercare le interviste.

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lunedì, 29 settembre 2008
... che venerdi’ mattina Pepito e’ stato nuovamente male, e lo abbiamo riportato dal veterinario e poi ce lo siamo riportato a casa e dovevamo riportarlo sabato mattina ma lui venerdi’ sera ha pensato bene di andarsene. Cosi’ senza soffrire tanto;
... e che sono ancora stanca, svuotata, di tutte queste separazioni;
... e che sentirmi dire da C. “a volte mentro lo stringo vorrei stringere l’altro ma che avesse il carattere di questo" mi ha dato una morsa al cuore perche’ penso a quanto deve essere brutto provare quella sensazione;
... e  che ho finito Un po’ piu’ in la’ sulla destra della Vargas che mi ha riconciliato con la lettura anche se non e’ dei migliori;
... e che ho letto Voglio guardare di De Silva che e’ un libro crudissimo ma di rara bellezza;
... e che ieri sono andata al mare e poi al cinema a vedere A prova di spia dei fratelli Coen che e’ una commedia carina uno spaccato dell’america insulsa di oggi (e chissa’, forse anche di ieri). Brad Pitt che fa l’idiota e’ grandissimo, cosi’ come Clooney e Malkovich,  Frances McDormand e Tilda Swinton, tutti sopra le righe, ma perfetti per le parti. Si sorride, amaro. Ma gia' lo so: tra sei mesi nemmeno mi ricordo di averlo visto. Cosi’ per dire neh!;
... e che ho cominciato Il segreto tra di noi di Farinetti e che per adesso lo trovo meno bello degli altri che ho letto, ma parla di luoghi che conosco e mi diverte;
... e che mi e’ arrivato un invito a partecipare a Blog&Nuvole, ma io odio i concorsi, pero’ mi piacerebbe tanto, per gioco, che un vignettista mettesse in immagini un paio di brevi scritti che ho di la’, su diariofantastico. Lo scrivo qui che magari qualcuno mi legge e dice ma dai su, facciamolo, cosi’ per vedere come viene;
... e che spero presto di finirla con questi post di cazzimiei.
Va beh, per stamattina quello che avevo da dire l’ho detto.
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 11:22
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mercoledì, 12 marzo 2008


Scrittore e giornalista. Come non ce ne sono piu’.
Penso fossimo in terza media che la professoressa d’italiano scelse un suo libro da leggere.
L’anno prima la scelta era caduta su un libro famosissimo all’epoca, ma ricordo, criticatissimo, per gli errori e le licenze che l’autore si era preso nello scriverlo, diventato negli anni seguenti un successo televisivo per ragazzi e la sua sigla (terribile) un tormentone: Orzowei, di Alberto Manzi.
Si’ proprio quel maestro che nei primi anni 60 in tv insegno’ a  scrivere agli italiani analfabeti con una trasmissione che si intitolava “non e’ mai troppo tardi”. Io me lo ricordo bene. Mi mettevo davanti alla tv e come drogata seguivo le sue mani che tracciavano lettere col gesso sulla lavagna o disegni su grandi fogli bianchi, o forse anche con l’ausilio della lavagna ottica, ma di questo non sono certa.
Mi piaceva starlo a sentire: aveva un tono pacato e gentile, parlava lentamente scandendo bene ogni parola. Ne ero affascinata. Non me ne perdevo una puntata. Mentre ne scrivo mi pare di sentire ancora la sua voce. Mi pare andasse in onda nel tardo pomeriggio.
Come al solito mi perdo per strada.
Divago.
Come se parlassi... (non potrei mai tenere un comizio, prima di arrivare al dunque, se ne sarebbero gia’ andati tutti).
Non so come funzioni oggi nelle scuole, ma all’epoca le scelte erano un po’ guidate… diciamo, per questo, quando la scelta del libro di lettura della prof. G.C.S. cadde su “L’uccisione del drago ed altri racconti” di Dino Buzzati, gli ohhh… di sorpresa salirono al cielo.
Buzzati all’epoca (anche se aveva gia’ scritto da molti anni tutti i suoi romanzi piu’ famosi)  era forse conosciuto piu’ come giornalista del Corriere della Sera che non come scrittore.
Per lo meno in quell’ambiente un po’ ristretto dove vivevo io.
Nella periferia del mondo, quella vicina alle carceri e allo stadio, a fianco della valle del Bisagno che nel 1970 tanto fece parlare di se.
Quella periferia fatta di operai e casalinghe, dove i figli (se) finite le medie sarebbero diventati muratori, meccanici, parrucchiere, commesse, mentre i fortunati,  quelli che avrebbero potuto continuare a studiare, non avrebbero avuto dai genitori un consiglio sull’indirizzo scolastico non per cattiveria o trascuratezza nei confronti dei figlioli, ma per l’ignoranza che impediva loro di darlo.
Quella periferia che sfornava centinaia di segretarie d’azienda, ragionieri e geometri, che finivano, i primi,  in studi di commercialisti, notai, avvocati senza scrupoli  e i secondi a sperare nell'impiego in comune.
Divago.
Ricordo mia madre, che proprio capra non e' mai stata, incuriosita da questi racconti,  non riusciva a capire. La sua razionalita’, la sua assenza di fantasia, la sua voglia di tenere sempre i piedi piantati a terra la rendeva cieca di fronte alla poesia di questi scritti.
E ricordo il Colombre, e il racconto del bambino terribile, il racconto di Natale, i sette messaggeri (che mi pareva un po’ lungo per la verita’, allora), la bomba, i sette piani.
Mi sono rimasti addosso. Ricordo i disegni che corredavano quel volumetto (che ancora possiedo), tutto smembrato per le millanta volte che l’ho sfogliato.
Sto rileggendo l’ennesima raccolta di racconti, Le cronache fantastiche, Delitti, (oscar mondadori).
Qualche giorno fa scrivevo in un qualche commento che i libri in genere non mi fanno scendere la lacrima, mi piacciono, appassionano, annoiano, mi fanno sognare, immedesimare, ma la lacrima me la provoca solo l’immagine. Mentivo.
Ieri stavo leggendo un racconto, che avevo gia’ letto perche’ mi pare sia anche nella raccolta Le notti difficil.
Al solito posto
, racconta di un cane imprigionato per errore (o incuria) in una casa e condannato a finire i suoi giorni dimenticato. Lo spirito della casa raccontera’ alla persona che torna dopo molti anni gli ultimi giorni del cane.
E il finale e’ lieve e consolatorio.
Toglie il fiato.
Non per il cane, e per la sua fine, come si potrebbe pensare,  perche' toccando le corde della pieta’ sarebbe facile arrivare a quel risultato, ma per l’umanita’ contenuta nel racconto.
L’umanita’ delle parole della casa
L’umanita’ che possiede una cosa creduta inanimata vedendo la sofferenza e non potendo far nulla per fermarla.
Dira’ lo spirito della casa “... avrei anche lasciato che queste mura bruciassero…”
Non e’ poesia questa?
E dove e’ finita quell’umanita’ che oggi si fatica cosi’ tanto a trovare negli unici esseri che dovrebbero possederla per dote naturale?
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 12:36
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martedì, 04 marzo 2008


Sono particolarmente fortunata, o capace a scegliere, o brava ad ascoltare i consigli, o mi accontento, non lo so. Ma quello che so e’ che e’ un periodo che finisco un libro e ne inizio un altro con l’ingordigia tipica dell’estate (che e’ il periodo in cui riesco a leggere di piu’). In genere leggo sull’autobus, in metro, ma anche alla fermata, in ascensore, mentre faccio la pipi’, quando vado a prendere un cappuccio in pausa pranzo, a tavola mentre bolle l’acqua della pasta, a tavola se quello che passa in tv non mi interessa, a letto prima di dormire.
Questo libro che ho appena finito “Non avevo capito niente” di Diego De Silva, Einaudi, mi ha lasciato un gusto buonissimo in bocca. Una sensazione piacevolissima. Ed e’ quella che, tra modi simili di scrivere, c’e’ sempre qualcuno che sa tirare fuori dalla sua testa, un pizzico in piu’, o meglio, quel pizzico che si avvicina al tuo modo di sentire. Insomma la scelta e’ tanta, la qualita’ buona, vuoi non trovare quel che ti piace?
Per questo non riesco a capire chi non ama leggere, come possa essere possibile non riuscire a trovare almeno un libro interessante. Ma non sono cazzi miei. Tanto credo di non essere mai riuscita a convincere una persona che non ami leggere, a sfogliare un solo libro. La voglia di leggere ce l’hai dentro. Qualche volta ci sono scrittori che avvicinano i lettori. Camilleri aveva avvicinato una non lettrice, complice un braccio rotto. Si e’ convertita. Non in modo totale, ma si e’ convertita. Ma ho l’impressione siano casi isolati.
Leggere questo avvocato napoletano che -  ho letto da qualche parte, - ha lasciato la professione per darsi alla scrittura completamente, e’ come incontrare il tuo amico, quello un po’ sfigato, quello che ti fa incazzare come una belva per come ragiona, ma al quale vuoi tanto bene, perche’ ti rendi conto che i suoi ragionamenti sono puri, che le cose che dice le crede per davvero.
Ho incontrato tanti uomini cosi’: mettono su un’impalcatura di pensieri e ci credono sino in fondo, e quando non funziona si chiedono il perche’. E’ bellissimo. E’ il motivo per cui ho sempre preferito avere amici anzi che amiche. Perche’ li senti sviscerare, meravigliarsi e poi ammettere di non aver capito niente, proprio come Vincenzo Malinconico. E tu, li stai a sentire, e vorresti accarezzarli perche’ il loro candore ti risveglia l’istinto materno.
Sia chiaro ho detto amici.
Che se per caso da amico diventa amante o marito, e’ come avere sviluppato il virus dell’herpes zoster dalla varicella in eta’ scolare.
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 11:08
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