giovedì, 26 aprile 2007


Io, il caffe' corretto grappa alle 9.30 del mattino l'avevo gia' visto prenderlo. Ma farci la puccia dentro con la brioche al cioccolato, questo no, mai. ecco.
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 16:24
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giovedì, 26 aprile 2007
di riflessioni, rimpianti e interrogativi:  pensieri in liberta’(con un po’ di amaro in bocca) senza neppure pensarci tanto sopra.
Genova non dimentica, ma rincoglionisce.
La mattina del 25 aprile a Genova si svolge la commemorazione ufficiale. Corteo con le istituzioni, deposizione delle corone alle vittime al Ponte Monumentale. Non sono mai andata. Ecuba va sempre. Io lo vedo nei servizi del tg: un corteo mesto, ufficiale, il sindaco in prima fila ecc. ecc. ecc.
Nelle delegazioni, deposizione delle corone omaggio alle lapidi, qualche sezione dell’Anpi - anni fa, adesso non so - organizzava qualche manifestazione nei giardini, come ad esempio la premiazione dei componimenti con tema la resistenza, ma queste sono cose dei miei tempi. Forse, in campagna, vive ancora la memoria. Quella memoria forte dei vecchi, di chi ci e’ passato, di chi ha combattuto per conquistarla questa liberta’. La liberta’ di essere qui, oggi a poter dire la nostra, qualunque sia. Persino troppo in certi casi ho l’impressione. Ieri mattina Cofferati e’ stato contestato, pare con calma, ma contestato. Non mi meraviglia. A fare il sindacalista aveva i coglioni, come e’ diventato sindaco di Bologna si e’ uniformato.
Da anni mi domando perche’ oltre alle manifestazioni ufficiali, in piazza, la “Piazza”, non si organizzi una bella festa. Una festa con musica e canti. L’ufficialita’ a ricordare le vittime, la festa a ricordare la gioia di quel giorno.
Quest’anno Genova ha deciso di festeggiare in piazza con musica e canti. “Finalmente – mi sono detta- che meraviglia!” Anche perche’ penso sempre, quando sono a una manifestazione, a quello che per me e’ il momento piu’ bello dopo quello del corteo: l’attimo dopo i discorsi dal palco, quello dove ti guardi con le persone che hai vicino, e la musica suona, e vorresti restare li’, a prolungare quella sensazione di “star bene” e vorresti continuare ad occupare quello spazio che da sempre e’ il simbolo della voce del popolo.
Martedi', in quella piazza ci sono stati canti e balli. In tre momenti ho tastato il polso della piazza: ballo liscio, il nulla in musica, cover di disco music anni 80.
E i canti della resistenza? E le canzoni di lotta? E la gente sotto il palco che cantava?
Puo’ darsi che ci sia pure stato un momento che le hanno suonate, e vorrei tanto che qualcuno me lo confermasse. Ma io ho paura di no.
Non c’e’ un cazzo da fare, Genova non dimentica, ma rincoglionisce.
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 11:28
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martedì, 24 aprile 2007

Genova non dimentica...

immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 10:10
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lunedì, 23 aprile 2007
leprotto... canta la bella lavanderina!
 
io sono solo un povero cadetto di Guascogna
però non la sopporto la gente che non sogna
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva come una cosa viva
lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
Milano vicino all’europa
una volta venivi a milano era quasi una festa
oggi quella milano dimmi cosa resta
la gente quassu’ e’ brava lavora e spesso
e’ onesta se vede un bel tramonto
domanda quanto costa
ridere sempre così giocondo
ridere delle follie del mondo
vivere finché c'è gioventù
perché la vita è bella
la voglio vivere sempre più
 
 
… e tu l’altro giorno volevi sapere che cosa mi emoziona?
questo
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 10:33
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venerdì, 20 aprile 2007


I biglietti sono 3 ... ma credo saremo in quattro... come i moschettieri del re.
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 18:06
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venerdì, 20 aprile 2007


... anche questo non trovo piu'. Qualcuno mi sa dire se lo ha individuato nella foto del post precedente?
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 17:12
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giovedì, 19 aprile 2007



Adesso io capisco, avro' anche due libretti di merda, come li chiami tu, ma porca di quella zozza schifa, visto che sono due, me li potresti lasciare dove sono sempre stati in modo che io li possa trovare?
Grazie.

immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 12:17
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mercoledì, 18 aprile 2007
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 16:21
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mercoledì, 18 aprile 2007
Ricevo e pubblico da Marco Rovelli:

"A Capodanno ero nelle campagne vicino a Cerignola. Tra i braccianti che fanno i pomodori, olive, uva, broccoli, carciofi. Braccianti maghrebini, subsahariani, esteuropei. Ho parlato a lungo con Monsef, quel giorno, tunisino, un tipo solitario, che però aveva voglia di parlare. E mi ha raccontato un sacco di cose, di sé, del mondo bracciantile, dello sfruttamento di quelle braccia, della concorrenza interna da quando sono arrivati a rumeni e si accontentano di una paga più bassa, anche due euro l’ora. Ma Monsef non odia. Era diventato molto amico di un ragazzo rumeno. Che doveva essere nel bar di Marcella il giorno di Capodanno.
Oggi mi ha chiamato, Ieri è morto un ragazzo. Il mio amico. Lavorava intorno agli ulivi, fresava, il motore gli è caduto addosso e lui è stato spinto nel canale dietro, l’acqua è profonda lì. E’ morto per tre euro e mezzo l’ora, lui.
Sono andato a cercare su Google, nessun riferimento a questa morte. I giornali riportano del rumeno morto nel cantiere a Roma, ma non di quello morto a Cerignola. Sono quelli al gradino più basso, del resto, e quelle campagne sono come extraterritoriali.
Io a Monsef avevo detto a Capodanno, Sei uno dei pochi fortunati qui ad avere il permesso di soggiorno, perché non provi a salire al nord, visto che in Tunisia eri un bravo saldatore, che costruivi cancelli di ferro, che montavi capannoni, che pure ti piace farlo?
Oggi mi ha risposto. Adesso basta - ha detto- ho deciso che voglio salire al nord. Mi puoi aiutare?
Ho chiamato subito qualche sindacalista per sentire, ma è difficile. Continuo."
 
Qualcuno di voi è in grado di aiutare Monsef? Se pensate cinque minuti ciascuno tra tutte le vostre conoscenze, sono convinto che qualcosa potremmo trovare. Dai.

Marco Rovelli
17 Aprile 2007
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 11:16
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martedì, 17 aprile 2007
Non chiederti cosa il  veneziano possa fare per te ma chiediti cosa tu puoi fare per il veneziano

(Titolo spudoratamente e palesemente copiato da qui:
Capitan Uncino
)

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L’uomo che vende la madia e’ gia’ a letto. Insolito da parte sua. L’uomo che vende la madia fa affari strani. Il neoimprenditore lo conoscerà nei prossimi giorni, e questo segnerà la sua vita. Perché nessuno lo sa, nemmeno sua moglie lo sa, ma il nuovo abitante della villa dei veneziani da tempo sta affogando nel suo stagno, e farebbe qualunque cosa pur di uscirne. E l’uomo della madia conosce amici che hanno parenti pronti a tirar fuori dallo stagno chiunque.
Per ora l’incontro è solo rimandato. Il neoimprenditore e il vetusto professore ripiegano su un gustoso gelato settembrino, hanno avvistato una panchina opportunamente fatta installare dall’amministrazione centrale e vi si accomodano.
Poco più in là, all’interno di un cortile mal recintato, un cane inizia a ringhiare sommessamente, poi si mette in moto, come un vecchio Landini a testa calda, e comincia a sciorinare la consueta litania di latrati.
A un tempo stabilito, si affaccia alla finestra il cupo padron di casa, che fulmina l’animale con lo sguardo sottratto a sonni quasi eterni.
“Mòeghea!”
Il cane si acquieta. Per via del suo istinto di animale di gruppo, egli vede nel padrone il proprio capobranco, dimostrando in questo uno scarso spirito di osservazione, perché il cupo padron di casa tutto ha, fuorché la faccia del capobranco.
Sulla panchina, il neoimprenditore, guarda il professore con aria interrogativa.
L’ex cattedratico si sente in dovere di una traduzione:
Mòeghea, verbo, significa letteralmente “mollagliela”, nel senso di “falla finita”. Nonostante le molte vocali impiegate, il termine ha la stessa efficacia di un comando tedesco, in quanto la pronuncia consta di due solo sillabe: una è “mòe”, l’altra e’ “ghea”. A voce alta si pronunciano solo le prime due lettere “mò”, mentre tutto il resto della parola segue velocemente a rimorchio, in tono minore, trascinato nell’imprecazione come un bimbo capriccioso alla mano del genitore in ritardo.”
Nel frattempo il cane, preso di mira un animaletto o un’ombra, ricomincia il suo furioso rosario. Come un automa degli antichi orologi, giunge meccanico il cupo richiamo del capobranco, che sporge dalla finestra con lo sguardo giudice degli antichi profeti.
“Móchea!”
Sulla panchina, al nuovo sguardo interrogativo del neoimprenditore, il vetusto professore sale in cattedra.
Móchea, variante, letteralmente significa”móncala” indicando l’idea di troncare l’iniziativa intrapresa.”
Segue a questo punto una sorta di anatema da parte del cupo profeta all’indirizzo del quadrupede insistente.
“Vardachetecòpo!”
Sulla panchina, il vetusto gongola.
Varda che te còpo. La frase va a formare un’unica parola, come quei termini composti che tanto piacciono ai tedeschi. Significa letteralmente “guarda che ti ammazzo” e indica senza volerlo un certo cinismo torturatorio, perché non ci si limita ad ammazzare la vittima, ma la si costringe a guardare mentre ciò avviene, anche se quel “varda” non specifica tanto l’azione del “guardare” quanto quella dello “stare attento”. Quasi mai alla minaccia seguono i fatti.”
Terminato il gelato, il duo si alza con gesto automatico dalla panchina infreddolita e se ne va passando davanti al recinto malocostruito, nel quale il cane si prodiga nuovamente nel rabbioso mantra all’indirizzo di un animaletto o un’ombra.
“I cani sono un po’ come Bush: se non hanno un nemico se lo inventano!”
“Mi sembrava strano che non ce l’avesse anche con qualche governo!”
“Va ben, e’ tardi per avvelenarsi il sangue, ci vediamo domani.”
“Certo, ormai questa madia mi ha incuriosito.>
 
Da “Livello di Guardia” di Natalino Balasso, 2007, Oscar Mondadori
 
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 10:41
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