venerdì, 29 settembre 2006


Di gestori & C.

Mi si consiglia di fare l’abbonamento annuale al bus. Stanno per aumentare i biglietti e gli abbonamenti mensili (gli autobus li hanno gia’ tolti), ma l’abbonamento annuale, visto che porta nelle casse dell’azienda 285 begli euroni cash non verra’ toccato.
Ieri mattina cerco di consultare il sito web dell’ Azienda, dove si parla delle novita’ primavera-estate 2006 (neppure fosse una collezione), ed allora decido di chiamare un tizio dell’ufficio Marketing che ho conosciuto per lavoro. Mi risponde il collega, simpatico, che mi dice che stamattina mi sarei dovuta armare di molta pazienza e prevedere un paio di orette di sosta negli uffici centrali dell’azienda, perche’ la coda c’e’ sempre, tutte le mattine (cosa che mi confermeranno anche le persone in attesa nell’ufficio). Oppure andare nell’ufficio decentrato in culo alla luna. Gli espongo le ragioni per le quali mi rechero’ negli uffici centrali e cerco anche nel frattempo di lamentarmi di un paio di linee soppresse. Il tizio mi fa con la voce rumore d’interferenza, io rido, lo saluto e chiudo.
Stamattina vado a prelevare il mio contante e mi reco con tutta la pazienza che ci vuole in queste occasioni nell’ufficio.
1)  Ore 9,40. Prendere il numero.
L’emettitrice di biglietti e’ nascosta da una folla oceanica. Individuo la macchinetta, prendo il numero, aiuto qualche extracomunitario a pigiare il tasto che gli serve, mi prendo gli insulti della signora dietro di me.
2)  Ore 9, 45.Ritirare la modulistica. Me l’ha detto una signora perche’ non si capisce cosa ci faccia l’altra parte della folla oceanica tutta li’ . Dietro al bancone due signorine che urlano come banditori di mercato (una molto, molto maleducata). Dopo una decina di minuti la signorina maleducata dice “chi vuole il modulo per l’abbonamento annuale, senza rateizzazioni, senza sconti…quello da 285… Eccoloooooo…”. Lo prendo e lo compilo.
3)  Ore 10,00. Sono il numero F 131. Tre sportelli funzionano alternativamente su F, C e non so cos’altro.
F e’ al numero 80. Il tabellone dei numeri e’ situato sopra le biglietterie sul lato lungo della grande stanza rettangolare. (non naturalmente in fondo, sul lato corto visibile da qualsiasi posto si sia). Mi sposto in fondo allo stanzone, ogni due minuti vado a vedere al centro il numero. Alle 11, 05 siamo al 122. Mi riporto in fondo Quando torno a vedere il numero siamo al 135. E che cazzo! Se ne sono andati in 10 come minimo. Vado allo sportello e chiedo, non ho visto, mi potrebbe fare? Mi risponde che non e’ affar suo, che lo sportello era il 9 e di levarmi di torno. Gli dico con calma dignita’ e classe che l’ufficio e l’organizzazione fanno schifo. Comincio a urlare come un ossesso. Una ragazza che era con me in fondo alla sala, mi dice quando sara' il mio turno, al 144 venga con me, magari la fanno. La signorina in questione, mi dice anche che suo cognato di solito l'abbonamento annuale lo fa in stazione, essendo integrato non c'e' problema. Ci vuole un attimo, il modello originale in tre copie con la tesserina, e te lo danno subito, mentre qui ti consegnano una fotocopia sbiadita di un loro modulo e devi pure tornare a ritirarlo. Lei lo deve fare anche per la madre e ha paura di non poterlo fare, per questo e’ li’. Vado alla biglietteria con lei, mi dicono che devo riprendere il numero.
Considerazione. Io forse mi sono distratta, ma se io avessi bisogno di stare seduta, e se mi fossi fatta la mia coda, come ho fatto, me la dai una seconda chance o non hai pieta’?
Me ne vado, furente, e pensando di non pagare mai piu’ un biglietto del bus, di legarmi a un 18 Sampierdarena-San Martino Pronto soccorso in segno di protesta, fare un gesto eclatante come dichiararmi prigioniera politica, strappare tutti i documenti, scrivere con il pennarello nero sui vetri, sputare, parlare con il conducente e toccare il culo a quello vicino. Tiro fuori il cellulare e chiamo F., con il quale sfogo tutta la mia ira . Finalmente sbollita, dopo la sfuriata salgo su un bus e mi viene l’ispirazione: e se mi fermassi in Stazione a Brignole? Scendo, vado. Totale tempo operazione compresa la coda alla biglietteria: 7 minuti netti.
4)  Arrivo a lavorare alle 11, 50. Chiamo il signore di ieri. Gli racconto tutta la vicenda, e lui mi ringrazia. Ma davvero tanto eh, lo dira' in azienda, perche’ non sapeva si potesse fare l’abbonamento anche in stazione.                     
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 13:36
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giovedì, 28 settembre 2006


Sono una donna fortunata. Ma proprio tanto. Perche’ in genere mi arrovello e mi angustio per mesi, a volte anni, su fatti che mi riguardano e poi un mattino mi sveglio, e li’, vicino ai gatti acciambellati sulle tue gambe,  trovo la soluzione (intanto, i gatti hanno dormito non sulle mie gambe, ma sulle tue, e questo gia’ mi fa svegliare senza crampi). Tutto cambia forma e le domande alle quali non trovavo risposte e che avevano assunto l’aspetto di tregende mi fanno una pippa. Sono fortunata perche’ quando mi sveglio, vicino a me - sotto i gatti - ci sei tu, da quasi vent’anni. Un giorno c’e’ Tenco con la sua malinconia e il giorno dopo il ricordo di un ballo scatenato; un giorno Ecuba che fa girare i coglioni e il giorno dopo un gatto nato in casa che dopo 14 anni ha finalmente capito che puo’ avvicinarsi senza essere squartato; una notte l’ansia non fa prendere sonno e l’altra, la luna entra in camera e proietta il disegno della ringhiera sul muro. Sono fortunata perche’ posso guardare, camminare, ridere, piangere, mangiare, annusare, cantare, scrivere, ballare, sognare.
Sono una donna fortunata perche’ ti ho incontrato.
 
 
                                                    Sono un ragazzo fortunato
                                                    perché m'hanno regalato un sogno
                                                    sono fortunato
                                                    perché non c'è niente che ho bisogno
                                                    e quando viene sera tornerò da te
                                                    è andata come è andata
                                                    la fortuna di incontrarti ancora.


(tenkiu' per la foto a Respiromare)
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 15:43
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giovedì, 28 settembre 2006
COMPONIMENTO
Il vostro amico e blogger Respiromare vi invita una sera a una respiropizza nella sua respirocasa. Raccontate con dovizia di particolari la serata.

SVOLGIMENTO
Respiromare la settimana scorsa ci ha invitati (MicZingara, Rex, Trappy e me) a mangiare la pizza a casa sua .
Io mi credevo che gli fosse avanzata della pizza e volesse farci finire gli avanzi della sera prima. Invece era proprio un invito e quando gli ho telefonato ha detto che la pizza la faceva proprio per noi, pero’ noi non potevamo perche’ quando ci ha invitati era mercoledi’ scorso e l'invito era per giovedi’ e noi ci avevamo gia’ degli impegni, che mica aspettiamo lui per uscire la sera.
Poi Rex (che ci aveva un esame al lavoro per diventare piu’ bravo e guadagnare piu’ soldi) poteva solo mercoledi’, che poi la MicZingara giovedi’ non poteva che doveva andare con la Ccontessa al concerto di Baglioni al Mazda, che invece si erano sbagliate, perche’ sono stonate come due campane rotte e il concerto c’e’ si’ il 28, ma di Novembre. Va beh, insomma io ho telefonato e in men che non si dica (che non mi faccio mica mangiare il belino dalle mosche) ho organizzato questa pizza da Respiromare. Poi ieri sera io e la MicZingara ci siamo date appuntamento davanti all’Hemingway, vicino alla casa di Respiromare, che e’ quel posto dove ci vanno a bere tutti i fichi di Genova, che stanno tutti in piedi fuori, estate e inverno, come dei cretini. Io sono arrivata a piedi, dopo essere scesa dal 45 (la maestra ha detto con dovizia di particolari e io obbedisco) e la MicZingara e’ arrivata con le birre per la pizza. Nel frattempo mi aveva telefonato Respiromare per dirmi con un filo di voce (che lui parla sempre cosi’e io non sentivo un cazzo perche’ ero in mezzo alla strada) che era un po’ in ritardo. Io gli ho detto di non preoccuparsi che avremmo fatto un giretto. E invece quando la Miczingara e’ arrivata, bastarde dentro, ci siamo avviate verso casa di Respiromare e l’abbiamo trovato con la mani in pasta. Nel senso che stava impastando la pasta per fare i ravioli e la MicZingara si e’ offerta di farli a mano. La cucina era tutta piena di farina, che sembrava una raffineria di cocaina. Io ho tagliato il salame e il pane, e basta. Poi e’ arrivato Trappy con le paste di Mantero (quelle buone di Sampierdarena) e Rex con il dolcetto di Lerma (che glielo vende una signora in nero). Io avevo portato una bottiglia di lacrima di morro d’alba che mi piace tanto ma mi fa venire il cerchio alla testa, che ce l’ho ancora stamattina. Poi Respiromare aveva preparato il pollo al curry con le mele (quello che ci vuole tanto, mica pizza e fichi) e la mousse al cioccolato duro, che gli stava per venire coi grumi ma poi ci ha messo un po’ di panna e lo ha messo nel microonde e i grumi sono spariti (cosi’ ha detto lui). Poi abbiamo fatto un brindisi all’esame di Rex e alla serata. E poi siamo andati in giardino e ci siamo scofanati tutto. Dal giardino si vede il mare e la serata era di quelle che tutti abbiamo detto che culo che ci abbiamo ad abitare a Genova, e soprattutto Respiromare ad abitare li’, e abbiamo anche detto che probabilmente sarebbe stata una delle ultime serate che si poteva mangiare fuori. Poi a me e’ venuto un po’ freschetto e Respiromare mi ha imprestato un suo maglione dello stesso colore del divano, che lui le cose le fa bene o niente. Agfa, il gatto e’ stato buono e non ha rotto il cazzo per niente. Poi siamo entrati in casa e c’era la musica e io e la MicZingara abbiamo giocato tanto con l’i pod e abbiamo fatto zapping. Poi abbiamo ballato un sirtaki, che non sappiamo come si balla ma ci siamo divertite tanto a saltare per tutto lopenspeis. Poi abbiamo ringraziato tanto Respiromare della bella serata e siamo usciti e Rex e’ tornato subito dentro perche’ si era dimenticato il casco. La MicZingara non trovava le chiavi della moto: infatti le aveva lasciate sulla moto, ma siccome era posteggiata davanti all’Hemingway e li’ son tutti ricchi, non ce l’avevano portata via. Ci siamo divertiti tanto e la MicZingara non ha nemmeno fatto i gattini.
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 11:33
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mercoledì, 27 settembre 2006



Un giorno dopo l'altro
il tempo se ne va
le strade sempre uguali,
le stesse case.
Un giorno dopo l'altro
e tutto e' come prima
un passo dopo l'altro,
la stessa vita.
E gli occhi intorno cercano
quell'avvenire che avevano sognato
ma i sogni sono ancora sogni
e l'avvenire e' ormai quasi passato.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
domani sarà un giorno uguale a ieri.
La nave ha già lasciato il porto
e dalla riva sembra un punto lontano
qualcuno anche questa sera
torna deluso a casa piano piano.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
e la speranza ormai e' un'abitudine

"Un giorno dopo l'altro", L. Tenco

(ne avevo gia' postato un pezzo l'anno scorso il 7 novembre, ma mi andava di rimetterla)

immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 11:01
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martedì, 26 settembre 2006



Ieri sera ho rivisto questo film.

Amadeus, 1984, M. Forman



poi ho visto anche questo,

Brazil, 1985, T. Gilliam

che non ricordavo quasi per niente.

Vorrei suggerire a tanti registi di oggi, affermati e non, a giovani videomakers indisposti e indisponenti, a geniali giovanissimi esordienti ideatori di corti, di guardare piu' film.
Sta arrivando l'autunno. Spesso piove. Male non vi farebbe.

foto dai siti:
http://www.operaheb.co.il/essay/essaymozart/index.html
http://www.nostalgiacentral.com/movies/brazil.htm

immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 12:49
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lunedì, 25 settembre 2006



Canti e balli, frizzi e lazzi, cazzi e mazzi.

Di solito si radunano in gruppetti, ma quando parlano – di vestiti, bagni, fidanzati, comunione dei figli, vacanze - amano incrociare i loro discorsi tra un gruppetto e l’altro e per riuscire a sentirsi, urlano. Strane convivenze, signore bene, che frequentano questo posto, perche’ e’ molto piu’ chic: ha l’aria di un circolo sportivo, e soprattutto si spende meno, maestre elementari che urlano “salutimela”, professoresse con risate assordanti, commesse, avvocati, medici, giornalisti. Giornali sparsi, Visto, Chi, Gente, Cosmopolitan, Donna Moderna, Star bene. Tranne qualche rara eccezione, i libri vicino agli asciugamani, sono di Grisham o di King. Quest’anno va tanto di moda Brown. Tra costumi firmati tutti fiocchetti, lustrini, paillettes, coppe imbottite, ragazzine col costume infilato nel sedere, madri che urlano copriti, padri che chiamano il loro unico figlio maschio junior, signorine ancora da sposare che raccontano sempre la stessa storia da dieci anni, parallelepipedi biondi, bambini urlanti ad ogni goal a calcetto popopo po po po, amorazzi e pettegolezzi, si passa l’estate.
In postazione cozza, si domina la scogliera, leggendo e in compagnia, qualche volta di un paio di nipoti acquistate, le uniche che sappiano condividere silenzi e pisolini.
Ecco il gran giorno, festa di chiusura. Mise da Madonna, stivalone west, vestitino corto avvitato, pantalone indossato solo all’ultimo momento: molto fashion maglia e slip del costume.
Aperitivo alle 18.30. Comincia la fase acquario. Dall’altra parte del tavolo la nipote numero uno comincia a muovere la bocca senza emettere suoni.
Ore 19.30. Si prepara la brace per il barbecue. Dalle casse comincia ad uscire il repertorio anni 70, quello ballabile, che va bene per tutta la famiglia.
Ore 20.30. Il lepegone e’ al centro della pista improvvisata intento in un ballo scatenato. Si teme l’infarto.
Suonano le 21. Siamo al trenino.
Ore 21. 10. Tutti seduti.
Ore 23.00. Saluti.
E per quest’anno e’ andata.

                                                     
                               
E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po'
                               passo le notti a camminare dentro a un metrò
                               sembro uscito da un romanzo giallo, 
                               ma cambierò, si cambierò

                               da "Luna", Gianni Togni

immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 10:53
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venerdì, 22 settembre 2006


Nonostante il cinismo e il disincanto, crede ancora che chi le dice “appena posso ti cerco e ci facciamo quattro chiacchiere come una volta, me lo prometti vero?” poi la cerchi per davvero. Poi si arrende. Meglio smettere di credere e continuare a prendersi in giro da sola. Fa meno male.

Harvey, 1950, H. Koster
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 10:58
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giovedì, 21 settembre 2006


Ogni tanto si concedono una cena. Sono colleghi da quasi trent’anni, quasi coetanei.
Lei conosce perfettamente la sceneggiatura, i dialoghi li ha memoria. E’ la regista del film.
Lei scivola via dal tavolo e si mette alla macchina da presa.
Inquadratura a due. E cosi’ restera’ per tutta la durata del dialogo (che cosi’ ce la sbrighiamo prima e non spostiamo le luci che abbiamo posizionato. I due hanno gia’ ordinato, cosi’ ci risparmiamo pure i dettagli e il cameriere che va avanti e indietro intralciando le ripresa).
“…allora dimmi, cosa ne pensi della Risciani?” chiede lui, asciugandosi la bocca con il lembo del tovagliolo
“non me la racconta giusta. E’ strana" risponde lei mentre lo guarda e si sforza di non ridergli in faccia , e per la domanda, e per la mossa del tovagliolo che fa tanto film americano, ristorante di lusso, fighetto in carriera.
“Pero’ e gentile…, disponibile”
“Troppo…”
“ No guarda, secondo me ha pure una bella testa…”
“ …si’, e anche delle belle tette…”
“Beh, si’ e’ vero. Sai secondo me ha sofferto”
“Anch’io”
“ No credimi, voglio cercare di capire come e' fatta”
“Fai bene. Tutti i capi dovrebbero cercare di capire le loro dipendenti”
“Voglio conoscerla. L’ho invitata per un aperitivo. Ha accettato”
“Ma no? … ma non ci posso credere? Avra’ visto in te il padre che ha perso e la mano amica che la salvera’ dalla solitudine e dal suo stato di chiusura nei confronti del mondo che dura da piu' di tre anni”
“Ma che cazzo fai, spii le nostre conversazioni?”
“No, intuito”
“Voglio conoscerla, poi ti dico”
“Guarda che a me della Risciani non me ne puo’ frega’ de meno. Non mi convince e basta”
“E’ sola”
“Anche mia cugina Vincenzina che ha i peli sotto le ascelle e il culo grosso come il sedile degli autobus per disabili e’ sola, ma tu non l’hai mai invitata per un aperitivo”
“Hai una cugina che si chiama Vincenzina ed e’ sola? Mai saputo”
“No nessuna cugina, era per dire che se la Risciani era un cesso a pedali col cazzo che la invitavi”
“Beh, si’ hai ragione”
“Eh, si’ che me lo dovevi dire. A me cominciate a darmi un po’ fastidio. Lo sai vero?”
“ Tu parli cosi’ ma dopo tanti anni, ancora non mi conosci”
“…fai uno sforzo e fatti conoscere”
“Dai lo sai, io amo Giulia, qualche volta ho fatto qualche cazzata, ma credimi sono sempre tornato da lei”
“Mi pare che a questo punto ci sia la battuta… ‘non le ho mai fatto mancare niente”…”
“ …eh, appunto e poi non mi sono mai lasciato coinvolgere..”
“ Si’ hai ragione. Perche’ non glielo dici a Giulia? “Guarda amore, te lo giuro leccavo la fica alla tipa, ma ti giuro, non ero coinvolto” oppure “mentre mi ciucciava l’uccello, avevo ben chiaro che stasera avrei dovuto riparare il lavandino”
“Pensi che io sia uno stronzo?”
“No... un uomo”

"Harry ti presento Sally", 1989, B. Reiner
foto dal sito: http://www.dvdessential.it/recensioni/harrytipresentosally.htm
 
immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 11:41
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mercoledì, 20 settembre 2006



Ho l'impressione di essermi svegliata male.
Onde evitare di mandare a fare in culo chi non c'entra, dire cazzate, compiere azioni scriteriate, mi eclisso.
Vado a ponderare come conquistare il mondo.

foto da sito: http://www.geocities.com/EnchantedForest/1130/pandb.html

immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 14:16
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martedì, 19 settembre 2006

Scambio di sms tra ziacassie e il suo capo.
ore 8.50
ziacassie: Vengo piu' tardi...provo a farmi fica...
ore 12.32
capo: E' cosi' difficile farti fica?

immaginato, sentito, visto e intuito da ziacassie alle ore 13:14
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