mercoledì, 18 novembre 2009
Ho pensato che quando andrò in pensione (se mai ci andrò) continuerò a farmi l‘abbonamento annuale ai mezzi pubblici e  appena il tempo me lo permetterà andrò al mare a leggere.
Invece in inverno, e specialmente nelle giornate piovose, quando l'umido sulla pelle rende tutti più irascibili, salirò su un autobus ad un capolinea e svolgerò una doppia mansione: terrò a bada i cagacazzo (quelli che conosco e che già salgono con l’idea di rompere le palle agli altri), come la signora col cagnetto della quale ho già scritto in passato, e che adesso sale col cane in braccio così non riesce a tenersi e dopo aver franato addosso a destra e a sinistra, alla fine le cedono il posto per salvaguardare loro stessi. La stessa che sale e se il finestrino è chiuso lo vuole aperto, se è aperto lo vuole chiuso. La odio talmente tanto che mi sta persino sui cabasisi il cane che non mi ha mai fatto niente.
La seconda mansione sarà quella di rispondere alle persone che devono fare cambi autobus, quelli che chiedono a tutti e poi fanno come cazzo vogliono loro.
Dopo il consiglio, li tiro giù dall’autobus quando ritengo sia la loro fermata.
 
Mi rendo conto che invecchiando, mi addolcisco sempre più.

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martedì, 17 novembre 2009
Domenica l’altra, verso le 18.00, all’ uscita dal cinema, (il giorno di Nemico pubblico) ho fatto un salto da Feltrinelli e mi sono accorta che sullo stesso marciapiedi davanti a un bar c’è un dehor di cristallo lucidissimo e spessissimo, con un palo di acciaio che però non si nota, non segnalato. E tra me ho pensato “c’è da prenderci una facciata dentro, perbacco…”. All’uscita, saranno passati si e no 5 minuti (che ero andata a  cercare una persona e non era in turno) ho trovato un capannello di persone attorno a una col naso che sanguinava: non l’aveva visto.
L’indomani l’ho raccontato ad una collega che mi ha detto “ma lo sai che verso le 17,30, se la mia amica non mi fermava prendevo una facciata? E hai visto come è spesso il cristallo?”.

Domenica pioveva e all’uscita del cinema ho preso un bus che mi portasse a casa. A una femata è salita una coppia:
lei cappotto, sciarpa, borsa tutta coperta, lui camicia, maglione, giaccone impermeabile e pantaloni un po’ estivi che stonavano con l’abbigliamento, tutti e due completamente scalzi.
Va bene tutto, ma voi l’avete mai visto un marciapiede di città tra la merda dei piccioni, quella dei cani e i catarri dei passanti?
 
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lunedì, 16 novembre 2009
Domenica l’altra, sono andata a vedere Nemico Pubblico, che a me Johnny Depp mi piace una cifra.
La storia di Dillinger è stata portata e riportata sugli schermi a nausea e la storia di Dillinger è risaputa.
Quello che non è forse risaputo forse è quanto sia noioso questo film.
Alla prima inquadratura me la sono sentita colare giù dal naso. (Ho capito che oggi tutti parlano per frasi fatte, e luoghi comuni, altro che Neruda e le metafore…più si parla da capre più si viene capiti).
Sono entrata al cinema con un sacchetto di pop corn, una bottiglietta d’acqua, una confezione di golia bianca.
Dopo la prima inquadratura, e ripeto, già mi ero pentita di essere entrata, ho capito che avevo sprecato i miei soldi.
Poi dopo aver mangiato i pop corn, mi sono addormentata una prima volta.
Una volta svegliata ho bevuto per tenermi sveglia, ma mi sono addormentata una seconda volta.
A questo punto, appena sveglia mi sono alzata sulla sedia e ho cominciato a mettere in bocca una dopo l’altra le golia bianche sino a farmi venire la bocca gonfia.
Niente da fare: mi sono addormentata una terza volta.
Quando mi sono svegliata, non sapevo più cosa fare, l’acqua l’avevo terminata ed ecco che mi sono addormentata una quarta volta.
Poi è finito il primo tempo.
E poi dopo due ore e mezzo finalmente il film è finito, e ho tirato un sospiro di sollievo.
Lo spettacolo era quello delle 15,30, tanto per far capire come stavo messa.
Il film è perfetto: curata la fotografia, curate le inquadrature e i primissimi piani a mostrar la pelle dei nostri eroi, ricercato l’arredamento, nulla da eccepire alla ricostruzione storica, le auto d’epoca,  i costumi.
Ma la noia è mortale.
E non c’è Depp che tenga, e nemmeno le pupille mobilissime e dilatate della bellissima Marion Cotillard, l’attrice francese che interpreta la compagna di Dillinger.
E nemmeno l’ultimo quarto d’ora del film, che è l’unico momento in cui accade qualcosa, riesce a restituire dignità al film.
L’unica cosa carina, l’episodio in cui viene raccontata la sua cattura (concordata con una maitresse), all’uscita del cinema dove proiettano Manhattan Melodrama (conosciuto in Italia come Le due strade): la storia di due amici d’infanzia che hanno preso appunto strade diverse, Clarke Gable è diventato un gangster che William Powell condanna alla sedia elettrica. E c’è anche Myrna Loy  (quella che assieme a William Powell recitava nei film di Nick e Nora, o L’uomo ombra).

E’ tutto molto glamour, come una rivista patinata, come l’ultimo spot di un profumo di uno qualsiasi degli stilisti in voga, come una festa alla quale non manchino belle donne e tanti soldi, come la pubblicità di un super alcolico, ma il cuore ….
Il cuore, quello manca.
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lunedì, 16 novembre 2009
Ho guardato velocemente che film c’erano nelle sale che di solito frequento e a che ora iniziavano i film e… è morto il mouse. Erano le 15.00 e i due che mi ispiravano iniziavano alle 15,30.
Nessun margine di tempo per pensare. Vado al Sivori a vedere Il nastro bianco. Non ne so praticamente nulla. Arrivo in sala di corsa prima che si spengano le luci, mentre due rompicoglioni arrivano a titoli iniziati. La sala è piccola, piccolissima. Lo schermo arriva per terra. In seconda fila vedo bene. Piego il piumino e me lo metto dietro la schiena come un cuscino. Cerco di accoccolarmi sulla sedia, e scivolare verso la sedia davanti, ma quella è troppo lontana per le mie gambe corte. Son scomoda che levati ma va beh. Di questo film mi ha detto P. sabato che gli è piaciuto molto, forse mi ha anche detto, crudo o qualcosa del genere.
Io me lo guardo tutto, e mi piace. Due ore e mezza vanno via in un attimo, a parte un paio di sequenze lente da morirne.
Succedono strane cose in questo villaggio della Germania attorno al 1910, e non  è sicuramente perché sono una patita di gialli che vorrei sapere come finiscono, per esempio almeno 5 persone che spariscono, o perché un padre che lega le mani al figlio per non farlo masturbare, non muova ciglio, anzi lo muova un secondo appena, quando scopre che la figlia gli ha sventrato l’uccellino e glielo ha lasciato sulla scrivania con le forbici infilate nel corpicino.
Voglio dire, che non vorrei essere tacciata di faciloneria, che mi tocca di mandarvi a fare in culo, ma se una storia parte in un certo modo deve arrivare alla fine.
Non per giustificarmi ulteriormente ma per far capire ai miei lettori, tanto per dire, ho ingurgitato tanta letteratura gotica ed esoterica, e non cerco la spiegazione a tutti i costi, che se così non fosse non sarebbe il genere che fa per me, ma a maggior ragione se una serie di atteggiamenti delittuosi sono perpetrati da ragazzini che mi ricordano nei movimenti e nella fissità di certi sguardi Il villaggio dei dannati, e no, mio caro regista, ti spingi sino in fondo e non fai melina ad un passo dalla fine.
Non solo, me lo spieghi.
Che è troppo comodo, girare un film in bianco e nero (o chissà, forse a colori e virarlo… non mi sono ancora documentata su questo), imitare i grandi registi del passato (Bergman) e  suggerire con una voce fuori campo la soluzione della storia.
Non voglio togliere nulla al bel film, perché è un bel film (belle le inquadrature che si affacciano nelle stanze, dandoci la visuale che avremmo veramente restando sulla soglia senza entrare), ma non è un capolavoro come ho visto scritto dovunque, perché un film, che narra una storia che non finisce - non che lascia aperte soluzioni - ma che proprio non viene risolta, non può essere definito un capolavoro. Il messaggio, che viene dalle letture della critica è che questi saranno i ragazzi che esporteranno la loro violenza sino a sfociare nel nazismo. Non so se lo abbia raccontato il regista  durante la proiezione al festival di Cannes, non so se lo abbia raccontato tanto da farlo diventare la chiave di lettura del film. E’ tirato per i capelli. E’ la violenza che può sfociare in qualsiasi momento in un mondo che deve sottostare ai padroni, dove per padrone si intende il barone - padrone di tutto quel che intorno da lavoro, ma anche padre-padrone che arriva  all'abuso, sia psicologico, che fisico, dei propri figli. La contrapposizione tra i ricchi, il ceto medio e i contadini è molto forte e viene raccontata molto bene anche solo nelle poche immagini dei tre luoghi dove cenano i personaggi. Il nastro bianco a guardia della purezza messo a confronto con la stella gialla cucita sui vestiti degli ebrei mi pare forzata come lettura.
Direi guardate questo film che merita di essere visto per quello che è e sputate tutti assieme sui critici che come sempre ci vogliono insegnare a guardare, chiudendo gli occhi, e non ragionando con le nostre teste.
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lunedì, 16 novembre 2009
Quando ci stanno i cazzi, quelli veri, quelli da cagare, quelli che in genere tutti ti dicono, “guarda che son qua... se hai bisogno... “
Quando in genere quei tutti sanno che potrebbero far qualcosa solo se avessero una qualsivoglia esperienza di come muoversi nei meandri della burocrazia, o se - come funziona in questo meraviglioso paese - conoscessero qualcuno che avesse esperienza e sapesse come aggirare sta merda di burocrazia, o se avessero una mastercard da metterti a disposizione.
Perché come si sa, i soldi non sono tutto, ma aiutano e in questi casi, oh cazzo, come aiuterebbero.
Il resto è tutto assolutamente inutile.
E se mi domandi “come stai, come stai tu?” per entrare in contatto sai di essere un maledetto ipocrita, perché come sto te l’ho appena finito di raccontare, punto per punto, e ti ho appena detto che mi sta esplodendo la testa, e sei tu invece che mi devi spiegare cosa intendi per star male.
Perché se per star male intendi che io stia sbavando, sdraiata per terra con gli occhi rovesciati,  beh, sì allora hai ragione tu: male non sto.
Non ho tempo da perdere con discorsi triti e ritriti, e siccome la veggente che è in me è sempre vigile anche in momenti di merda come questi, sai benissimo che so tutto, e che se c’è una cosa che non sopporto è quella di essere messa in mezzo, con piccole bugie, cose non dette, mezze frasi fatte scivolare giù, quelle che poi puoi sempre dire “ma guarda… te l’avevo detto”.
Sto tagliando il mondo fuori da me, e me ne rendo conto, ma sono tornata ad essere quella di un po’ di anni fa.
Sono tornata ad essere quella che non si lascia più suggerire “lascia loro uno spiraglio, forse non è così come appare, magari dentro son diversi”.
Ho smesso.
Son tornata a fidarmi del primo sguardo, che quello non mi ha fatto sbagliare mai.
E tu continua pure a dirmi che sono esagerata, che non posso giudicare al primo sguardo, che devo dare una seconda possibilità.
Io non giudico. Io ti sego subito. Che vuol dire che di possibilità non te ne do, e così nemmeno te ne levo, la facciamo finita subito. Adesso prima di cominciare.
Ho conosciuto tante persone, troppe direi dal 2001, dal nuovo corso della mia vita, dalla mia ondata di buonismo, e guarda caso con quasi tutte queste persone ho chiuso.
Strano vero?
Sarò io che sono una grande testa di cazzo o saranno le persone con le quali ho stretto rapporti che sono superficiali, infarcite di bugie da propinarti e condite di menefreghismo?
Perché io mi chiedo come mai ho chiuso con tanta gente, ma mi chiedo anche come mai, i miei rapporti veri, quelli lunghi trent’anni e più siano ancora tutti lì, saldi come rocce.
Puo’ anche darsi che la verità sia che io invece di essere solo una grande testa di cazzo sia una grandissima grande testa di cazzo, ma quello che è certo è che se foste tutti un pochino più sinceri, mi rendereste la vita più semplice.
 
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sabato, 14 novembre 2009


Scorre la senna
Fred Vargas
Einaudi

Avviso: sono tre racconti e non un romanzo.
L'ho appena acquistato.
Altro non vi saprei narrare.
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mercoledì, 11 novembre 2009
B.
B. era un idolo di ghiaccio, nessuno prima di lui fu in grado di suscitare passioni altrettanto ardenti negli usurai gelidamente calcolatori, negli industriali, negli avvocati dei grandi studi, nei carrieristi cinici. E, forse, non ci fu altra società con una cosiddetta élite – di cristiani ed ebrei – altrettanto masochisticamente entusiasta delle proprie debolezze e meschinerie, di quella che prosperò sotto l’egida intollerante e arrogante di B. Io, l’odiavo, anche perché non riuscivo a rassegnarmi di essere intellettualmente e moralmente impotente di fronte a lui. Mi scagliai con veemenza contro i suoi discorsi che celavano l’illogicità dietro il vigore acustico, che spacciavano la sua superbia di magnate per superiorità intellettuale e virilità. Sviscerai e smascherai le sue contraddizioni, la sua temeraria immoralità, la sua ignoranza. Tutto inutile. Non riuscii a convincere né a smuovere nessuno. I miei antichi compagni si misero persino a rimproverarmi perché mi agitavo troppo e avrei finito col nuocere a quelli che comunque non potevo aiutare. Ero impotente, ma non mollai. Lui diventò il simbolo dei miei fallimenti privati e pubblici: la secca nella quale ero incagliato. Quello sterile duello infantile – solo dopo la caduta di B. scoprii che anche lui mi considerava un avversario – diventò un’autentica mania. Dunque, perché stupirsi se quella mattina mi svegliai con il suo nome sulle labbra? Se il nostro letto matrimoniale inondato dai raggi del sole primaverile non riuscì ad alleviare la mia ossessione? Sì, era il mio chiodo fisso, pensavo che per poter essere felice in casa mia e nel mio letto avrei dovuto prima cambiare l’ordine del mondo e della patria.
 
Da “Le nove valigie”
Di Béla Zsolt
Scritto nel 1948
e pubblicato da Guanda nel 2004
 
 
B. : Istvan Bethlen (1874 – 1947) governò l’Ungheria dall’aprile del 1921 all’agosto del 1931.
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venerdì, 30 ottobre 2009
Ho letto Il commissario Pepe (Ugo Facco de Lagarda, Editore Giano, CollanaNerogiano).
Non sapevo neppure che esistesse.
Il commissario Pepe per me è sempre e solo stato un film di Scola del 1969.
Un film della mia infanzia o prima giovinezza, insomma.
Pensavo che il soggetto fosse un soggetto originale e non tratto da un romanzo, così quando l’ho visto da Feltrinelli l’ho subito acquistato.
Non parlo della trama (digitando in rete la trovate ovunque).
E’ un libro di 127 pagine, stampato a grossi caratteri: si legge in un amen.
Una bella scrittura, asciutta, che va dritta all’essenziale.
Ci narra i fatti, usando i  personaggi, ma non arriva al cuore.
La sceneggiatura del film di Ettore Scola e Ruggero Maccari è qualcosa di più della storia raccontata nel libro.
Saranno i bei dialoghi che nel libro sono quasi inesistenti (le confidenze che il Commissario riesce a strappare a i concittadini sono lunghi monologhi), oppure certi personaggi che nel film sono determinanti e nel libro appena abbozzati, (come il barbone sulla motoretta che gira per la città cantandole a tutti).
Film a libro 1 - 0.
Ho letto “La fiamma del peccato” James M. Cain e gli sceneggiatori del film che sono Billy Wilder e Raymond Chandler, non si sono discostati molto dal testo originale: gli ambienti, i personaggi erano così minuziosamente descritti che vivevano già di vita propria.
Film a libro 1 – 1.
I non conformisti di Richard Yates è un libro che ho riletto da poco.
Un altro di quei libri ri-comprati perché ri-trovati sulle bancarelle e dei quali le prime edizioni sono a pezzi (letterale, che i Garzanti per tutti, quando si sfogliano, già da nuovi, ma soprattutto oggi, con la colla che si è seccata, si dividono in tanti capitoli…).
Il titolo originale de I non conformisti è Revolutionary Road, adesso magari a qualcuno comincia a dire qualcosa.
A me non diceva nulla sino a che l’altro giorno ho visto in rete che è un film uscito in Italia nel gennaio del 2009 con Di Caprio.
Dicevo l’ho riletto e non lo ricordavo (io leggo e dimentico).
Già nella prima parte mi sono trovata con un senso di fastidio nei confronti del comportamento dei due personaggi: raccontando di questa lettura ad f., ho detto “sai quando inizi a litigare e vai avanti e non ai come sei arrivato in quel punto ma oramai è troppo tardi per tornare indietro”. Lui ha detto di no, che non lo sa, ma io sapevo esattamente di cosa stavo parlando.
E’ il ritratto americano di un matrimonio. E delle due persone che hanno stipulato, questo contratto, un po’ forzato. Molto americano.
Oggi forse, un po’ piu’ “globale” ma nel 1955, molto americano. e non sono riuscita ad intravedere nulla di April e Frank  Wheeler.
Non ho visto il film, e non lo vedrò, sarà sicuramente bellissimo, emozionante e i protagonisti bellissimi e bravissimi ma guardando il trailer non sono riuscita ad intravedere nulla di April e Frank  Wheeler, delle atmosfere, delle case, degli interni, dei vestiti, dei movimenti, delle pettinature, delle musiche (che si possono immaginare leggendo),
Nulla: un’altra storia: patinata, glamour, fashion, ma di una noia mortale.
Nel libro, ti incazzi, stai male, non sei d’accordo, li vorresti morti, loro e tutti i loro amici, li compiangi, li invidi, ma non ti annoi mai.
Film a libro (azzardo): 0 – 1.
 
Girando in rete cercando Il Commissario Pepe ho trovato questo sito curioso.
 
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lunedì, 26 ottobre 2009

Nessun significato nascosto, nessun messaggio.
Semplicemente ieri sera l'ho sentita (una musica di commento ai servizi di Report - e che dire - niente di più appropriato) mi sono resa conto che l'avevo completamente dimenticata.
Quindi adesso è qui
 

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venerdì, 23 ottobre 2009
è un groppo alla gola
è un peso alla bocca dello stomaco
è un distacco
è un’attesa lunga sei mesi
è il vento che ti spinge mentre cerchi di star dritta
è tirare su il cappuccio e tenere stretti i lembi della giacca sotto il mento
è guardare correre un cane sulla spiaggia, con tutti i peli mossi dal vento e sapere che se ne frega dell’inverno
è pensarti a vent’anni e a quello che saresti diventata

è una malinconia che ti riempie di speranza:
sono due lacrime che ti scendono mentre lo guardi

Umori diversi e tre immagini nel tempo.

(Chiudo gli occhi, lascio andare l’immaginazione sulle note di questa canzone, e proietto il mio film.)

  
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